La nostra filosofia

Abbiamo pensato di pubblicare il testo di una chiacchierata serale tra Stefania e il marito Gianpietro Guerrini. La nostra filosofia è quindi qui ben rappresentata.

Stefania intervista il marito Gianpietro Guerrini

Ieri sera abbiamo parlato della possibilità di passare al biologico o al biodinamico. Tu come ti sei sentito per questa cosa? Ti sei sentito “offeso”, prendendo questa proposta come una critica al tuo lavoro?

No, offeso sicuramente no. Però ci stavo pensando stamattina mentre pulivo la sala mungitura. Io credo ci siano sempre due verità. Dipende da cosa vuoi fare. Se hai bisogno di vendere un prodotto, allora è comodo parlare di biologico, biodinamico ecc…. Sulla base della mia esperienza, credo che alcune cose previste nei disciplinari di queste due teorie, non siano garanzia di “buon prodotto”. Per esempio la biodinamica prevede di non utilizzare insilati. Io credo che un buon insilato possa essere meglio, per una vacca, rispetto ad un fieno con la muffa, che può invece risultare molto dannoso. Eppure, per la certificazione, basta che tu dia fieno, la coscienza non te la controlla nessuno. Oppure parliamo delle aflatossine. Il mais biologico, proprio per il modo di coltivazione, è pieno di aflatossine, così come lo sono stati anche i nostri, prima che cominciassero i controlli a tappeto.

Ma perché oggi le aflatossine sono così demonizzate se le abbiamo sempre mangiate? Sono veramente dannose o servono a “servire” determinati interessi?

Purtroppo, alla gente e a me per primo manca la vera conoscenza delle cose. Ci lasciamo trascinare dal primo “esperto” che si pronuncia tale e lo seguiamo come delle pecore.

Ma allora quali sono i principi che ti guidano nel tuo lavoro?

Pensavo anche a questo stamattina…io penso che la vacca, come noi, se è nutrita bene sta bene, se è malnutrita o denutrita, non può stare bene.

E per te cosa significa “nutrita bene”?

Io cerco di dare ai miei animali quello di cui hanno bisogno, nelle quantità e qualità ottimali. Negli alimenti per esempio cerco di avere il controllo della provenienza e di utilizzare, sempre, la base del prodotto. Per esempio, se faccio mangiare la soia che devo acquistare, compro la SOIA. Non compro farine a base di soia, soia estrusa, non estrusa o pannello di soia. Se è soia, che sia soia e che sia di provenienza certa. Anche se ti ho fatto un esempio forse non azzeccato, perché la soia è la cosa che riesco a controllare meno.

Quindi che controlli fai?

Innanzitutto controllo i miei. Concimo poco e cerco di farlo in modo naturale usando la chimica solo per necessità e il minimo possibile sia in quantità che in concentrazione di prodotto.

Cioè?

Cioè la uso in modo mirato, senza eccedenze. Sto attento a quando e a come utilizzarla, penalizzando la produzione piuttosto che la salute.

Ma non potresti eliminarla del tutto?

Purtroppo ormai non è più possibile. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo selezionato animali e vegetali che fossero in grado di dare determintate produzioni. Ora, se non li “alimentiamo” come ormai sono abituati, li facciamo soffrire. A questo proposito, tutti ultimamente ce l’hanno con la frisona, perché ritengono che sia una “macchina da latte”, selezionata per il suo sfruttamento al massimo e null’altro.

Tu perché hai deciso di allevare proprio questa razza e non un’altra?

Fondamentalmente perché mi ci sono trovato in mezzo. Io ero via militare, mio papà era appena morto e mia mamma con Franco hanno preso le prime 10 manze. Avessi potuto scegliere avrei sicuramente scelto una razza in via di estinzione, avrei usato il latte solo per la trasformazione interna e avrei venduto il prodotto finito e non il latte. Poi, quando sono tornato e me le sono trovate lì, le ho curate, allevate…tu sai con che fatica all’inizio. Poi da loro sono nate le figlie, mi sono nate in stalla, ti ci affezioni …

Ma oggi cambieresti razza?

Sarebbe come dire “sposeresti una bionda?” Ormai la scelta è stata fatta. Con le vacche non ci sono vie di mezzo, o le ami o le odi. Se riesci a gestirle in modo distaccato è perché hai un tramite, uno zio pot, un malghese…allora puoi guardare la produzione, il reddito…ma se ogni mattina vai tu a mungerle, le guardi negli occhi, le curi, le alimenti…le fai nascere…poi sono tuoi animali e te ne innamori. Se riuscissi a staccarmi dalle mie vacche, molto probabilmente cambierei lavoro, non razza. A me piacciono le mie vacche, perché sono le MIE. E poi, come sempre, anche qui è tutto molto commerciale quello che viene detto. E’ vero che la frisona è una macchina da corsa. E’ stata selezionata negli anni per produrre tanto latte e oggi è un animale delicato. Oggi infatti, si è invertita la tendenza e la genetica punta a dare all’animale più rusticità e qualità al latte. Se prendi un’altra razza hai già la qualità, ma poi ti manca la produzione e senza produzione, quindi senza reddito, la penalizzi nell’alimentazione, e non so quale dei due animali poi stia peggio. C’è da dire poi che la frisona e la bruna alpina sono molto docili. Se tu provi a mungere una limousine, ti prende a calci a tutto spiano. Se le hanno selezionate, se hanno deciso di fare il latte con queste razze, c’è un motivo. Poi, ripeto, alla gente piace il ritorno alle razze antiche, piace anche a me, ma un conto è la poesia, un conto è l’esperienza. Gli animali, poi, cinquant’anni fa dovevano:

- Lavorare (tirare gli aratri e tutti gli attrezzi agricoli)

- Dovevano fare il latte

- E alla fine se ne doveva mangiare la carne.

Oggi la vacca fa il latte e viene trattata come una “signora”, non le si chiede di più. Se la tratti bene ti da tanto latte e latte buono. Questa è un’idea che anch’io all’inizio non avevo, ma che mi sono fatto con l’esperienza. Anche perché se una vacca non la tratti bene, non la alimenti a dovere, lei ti ripaga con la stessa moneta: non fa latte, non viene in calore, non si feconda..

E gli antibiotici? Tu li usi, sei contrario?

Non sono contrario, purchè, anche in questo caso, usati con la testa. A volte, se non li usi, fai più danni. Naturalmente anche questo te lo dico sulla base dell’esperienza e delle conoscenze che ho. Come sai adesso voglio sentire il veterinario omeopatico. Se mi aiuta a curare gli animali in modo naturale, sono propenso a provare. Diverso è non curare un animale per sciocchi principi presi. Anche noi abbiamo dato pochissimi antibiotici ai ragazzi, ma di fronte ad un’otite perforante o a un’infezione alla gola, non ci siamo mai posti il problema se gli facevamo del bene o del male.

Ma non ti piacerebbe un allevamento diverso?

Certo che mi piacerebbe, ma è sempre la solita storia. Dipende da cosa vuoi fare. Se vuoi un’immagine per vendere un prodotto, allora è semplice cambiare. Se vuoi vivere nella realtà che ti è stata data, nel modo migliore che puoi, ne prendi atto e vai avanti. Se avessi 200 ettari come quello che abbiamo letto ieri sera in internet, certo che farei tutto pascolo…ma ne ho 35 e costano il doppio dei suoi 200. Gli animali che ho sono quelli che ho e ormai ci sono affezionato. Le strutture sono quelle che ho, e ci devo convivere. E’ come chiedere ad una madre se suo figlio vive meglio all’ultimo piano di un edificio in periferia in città o se vivrebbe meglio in una cascina ristrutturata in campagna. La risposta è scontata, ma non è una cattiva madre quella che da ai propri figli la possibilità di vivere seppur in un appartamento, così come non è scontato che la madre che ha la casa in campagna sia una madre migliore dell’altra…

“Ci sono due verità, sempre due verità: quella che ci fa stare bene oppure quella che nessuno dirà. La verità che non conviene…” (edoardo bennato, Galileo (1998)

Aggiornamento ....

la chiacchierata sopra raccontata è stata fatta verso il mese di novembre circa, Gianpietro però, proprio per la sua determinazione a "capire le cose", ha continuato ad informarsi sulle varie metodologie di allevamento. Insieme a Stefania ha partecipato ad un convegno sul biologico organizzato dalla regione lombardia ai primi di febbraio. Grazie ai contatti presi durante tale convegno, ha frequentato anche la giornata del corso "cambiare in bio" organizzata dalla provincia di Milano, relativa alle produzioni zootecniche.

Durante questi incontri Stefania e Gianpietro hanno potuto conoscere allevatori che hanno trasformato le loro aziende in biologico e ora stanno cercando di capire se gli animali stanno meglio e se la cosa è fattibile anche a Rodengo Saiano. Pietro in questi mesi è stato più volte anche nel parmense innamorandosi della serietà con cui gli allevatori del posto applicano il disciplinare per il parmigiano reggiano.
Anche in questo caso ha potuto conoscere allevatori, vedere il loro operato e apprezzarne le linee fondamentali.

Tutto questo per dire che la vita continua, insegna, ti fa prendere una strada piuttosto che un'altra...